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Posts Tagged ‘marketing’

Instagram per i musicisti: una brevissima guida, prometto.

instagram

Al momento di definire la galassia web e l’utilizzo che un musicista ne deve fare, arriva sempre il momento della domanda: “Ma Instagram, dici che devo utilizzarla?”.

Di solito la risposta è: “Non devi chiederti perché utilizzarla, ma COME utilizzarla!”.

PERCHE’ E’ IMPORTANTE.
Se Facebook è un vostro personalissimo reality show al quale i vostri amici e fan si connettono per curiosare sulla vostra vita (artistica), Instagram è il vero e proprio buco della serratura attraverso il quale vi possono spiare, anzi dovete far in modo che vi debbano spiare.
Se non puoi essere spiato non esisti.

E dovete far in modo di dare l’impressione di essere spiati, evitando di pubblicare esclusivamente foto e video nelle quali siete trionfanti, belli e irraggiungibili. Ogni tanto mostrate anche la parte più debole o ‘normale’.

Ma arriviamo ai punti.

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Ecco perché alcuni artisti emergenti non emergeranno mai: 5 errori e 15 soluzioni

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Il musicista emergente è una categoria talmente vasta da sfuggire a qualunque statistica.

C’è il chitarrista di paese che lavora alle Poste, ma vorrebbe lasciare paesello e impiego per seguire il sacro fuoco del rock. Ma in realtà fa pop melodico e non lo ammette perché il rock è più fico.
L’indie band metropolitana che ha comprato tutto uguale uguale agli Arctic Monkeys e continua a dire che la “gente non capisce un cazzo”, ma di uguale uguale agli Arctic Monkeys hanno solo le chitarre e un giubbotto.
Poi ci sono i cantautori ibernati, Gesù i cantautori ibernati. Che dramma umano. Rifiutano ogni concetto, canzone e innovazione nata dopo il 1979. E se gli parli di Brunori, Truppi o Le Luci ti dicono: “Quando scriveranno un brano come (a scelta tra Guccini, De Andrè, De Gregori, Rino Gaetano, Lucio Dalla, etc.) allora potranno pubblicare un album”.
Per chiudere: il rapper che non va a tempo, che non becca una rima, che non ha nulla da dire, che non sa perché si ritrova con un cappellino al rovescio e una felpa dei Lakers ma sbraita contro la società che li vuole tutti stereotipati.

Se vi sentiti inclusi in una delle categorie sopratcitate, mi dispiace molto, davvero.
Se invece fate parte delle altre 654.101.873.464.574.207.654 tipologie, allora siete in corsa per il vostro posto nell’industria musicale.

Ma gli errori sono sempre lì pronti, ecco quali sono e come evitarli.

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Come fare soldi su SoundCloud (a inviti). Vale la pena o è la prima crepa del colosso tedesco?

OnSoundCloud

Di fatto “pagare per non esser pagati” è una forma che non piace a nessuno, soprattutto quando ci sono esempi molto vincenti e gratuiti come YouTube, dove come canale partner, puoi guadagnare da 1 dollaro per 1000 views fino ai 5/7 $ per quanto riguarda i lunghi, come le web series. E quindi “non paghi per essere pagato”.

Ma in Germania la vedono in maniera differente e contestualmente al lancio della piattaforma pubblicitaria, nei prossimi mesi sarà possibile iscriversi a On SoundCloud “il nuovo programma dedicato ai partner” come si legge nel post dell’annuncio.

Su SoundCloud ci sono tre profili, uno gratuito, uno a pagamento e uno a inviti: sarà quest’ultimo a far diventare il canale il luogo dove si potrà monetizzare la propria musica. Ma attenzione, se rientrate nei primi due, nessuna pubblicità sarà messa sulle vostre tracce.

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I concerti sono la tua principale fonte di reddito? Allora raddoppia gli incassi!

Per tutti gli artisti sotto una certa fascia di popolarità, i concerti sono la principale fonte di sostentamento. Non esistono royalties, diritti d’autore, revenue sharing o streaming che possano arrivare alle somme che si ottengono suonando live.
Allora perché non investire in questa forma di guadagno e raddoppiare gli incassi?

La parola segreta è: merchandising.

Vendere oggetti, musica, accessori o abbigliamento con il vostro logo vi permette sia di ottenere immediatamente contanti, ma soprattutto di stabilire un rapporto personale e diretto con i vostri fan, di fidelizzarli, di coinvolgerli in possibili attività future o ideare dei mini-contest.

Oltre al rapporto con il fan, o con ‘l’ascoltatore occasionale che diventa fan grazie a una chiacchierata con voi al tavolo del merch’, avete la possibilità di ampliare il vostro tour e suonare in locali che non possono arrivare al vostro cachet, perchè quello che non può darvi il locale, ve lo da il pubblico.

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Lo 0.2% degli artisti presenti sui social detiene il 56% dei fan totali.

E’ un po’ come la ricchezza dei paesi meno sviluppati, dove una piccola percentuale di persone detiene la maggior parte della ricchezza locale.
Ma in questo caso la ricchezza è intesa come fan, follower e views.

Questi dati fondamentali sono stati pubblicati nel report annuale di NextBigSound, il sito che analizza la vita social degli artisti.

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In questo grafico sono rappresentati i valori intesi come popolarità degli artisti.

NextBigSound ha incrociato alcuni dati sensibili da loro ritenuti fondamentali: il mero numero sul web, un contratto con un’etichetta, la presenza dei dischi in classifica, un’esibizione in un Late Show (Konan O’Brien è l’investimento migliore) e un album diventato multi-platino.
Sommando tutto questo vengono  fuori i dati che vedete sopra, ossia, il 90.7 % degli artisti in rete è sconosciuto, mentre le mega superstar occupano solo lo 0.2% della torta.

Ma questo 0.2% quanto vale in termini di popolarità?
Ecco la risposta.

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Google AdWords: 5 consigli su come settare campagne efficaci

Abbiamo parlato spesso di social media marketing, ossia di quella disciplina principalmente a budget 0, che permette di veicolare il brand/band o di stimolare la vendita di un disco.
Adesso ci spostiamo nella sezione ‘pro’, ossia nel campo più specifico, dedicato a coloro che riescono a gestire un tetto economico, magari togliendo dai costi delle registrazioni per inserire una somma alla voce marketing.

Così, mentre la scorsa volta abbiamo visto come migliorare la pubblicità su Facebook, oggi parliamo di AdWords, lo strumento adv di Google.
E lo facciamo con un intervento ‘esclusivo’ di Andrea Camuto, Web Marketing Specialist di Believe Digital al quale abbiamo chiesto come gli artisti debbano utilizzare questo prodigioso strumento.

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Music Marketing: un piano strategico è fondamentale, ma lasciate spazio all’improvvisazione.

Nella costruzione di una carriera musicale è fondamentale avere un piano strategico ed editoriale, ma allo stesso tempo è praticamente impossibile riuscire a rispettarlo in tempistiche ed obiettivi. Il mercato si muove rapidamente, possono accadere avvenimenti che non erano programmati e che possono modificare i progetti.
Quindi è molto importante aver ben chiari che tipo di obiettivi vogliamo conquistare e quale target di pubblico raggiungere. Ma anche dividere gli obiettivi dai sogni: ad esempio, avere come obiettivo per la propria fan page su Facebook 52 milioni di like come Lady Gaga… ecco, questo è un sogno, non un obiettivo.

Oggi ospitiamo il contributo di Ryan Murphy dell’omonima agenzia di management e promozione artistica che ci parlerà dell’importanza di un piano strategico e dei suoi sviluppi.

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