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Fare un video nel 2016: perché, come + legalità. (Attenzione, nell’articolo è contenuta la parola COVER)

mtv youtube logo.pngYouTube è la MTV di questa generazione di musicisti, ed è obbligatoria la propria presenza sulla piattaforma.

Il grande dilemma che assale parte degli artisti è: come faccio a pubblicare video senza snaturare la mia arte e la mia musica? Ossia: posso farmi notare e diventare popolare pubblicando solo ed esclusivamente brani inediti?

Mi piacerebbe rispondere con un sì, ma realisticamente non posso.

MTV fungeva da incubatore promozionale per conto delle etichette; le label sguinzagliavano i loro talent scout per locali, festival, rassegne, ceste di demo. Poi trovavano l’artista, lo ‘crescevano’, lo facevano suonare, poi singolo + video su MTV e si attendeva il responso del pubblico attraverso i concerti o le richieste in radio. Quindi si pensava all’album.

Nel 2016 i talent scout delle major sono diventati TELE sout, nel senso che se non appari in TV ai vari XFactor, Amici, TheVoice o Sanremo, sarà difficile ti prendano in considerazione.

Quindi l’artista che non vuole andare in TV a fare le file per i provini, può dedicarsi a creare il proprio pubblico online (oltre che nei concerti), mirando a due punti fondamentali:

  • Cercare la popolarità e non la celebrità
  • Utilizzare YouTube

Il primo punto è semplice: la popolarità è quella situazione lavorativa e professionale nella quale hai un pubblico abbastanza numeroso da poterti permettere di vivere facendo la tua musica, suonando, vendendo e differenziando le entrate (se ti sei perso il primo Left di gennaio puoi leggere questo articolo: Cosa deve fare un musicista per guadagnare 1.200 Euro al mese).
Per una doverosa differenza: la celebrità è la necessità di voler essere riconosciuto, è uno status sociale, il bisogno di avere un ruolo riconosciuto, oppure (per i grandi artisti) una conseguenza dell’esser dannatamente bravi.

Per quel che riguarda l’utilizzo di YouTube ne avevo parlato un bel po’ di tempo fa in questo articolo per il quale sono stato crocifisso da alcuni: avevo osato consigliare di caricare cover.

Adesso, dopo tutto questo tempo, dopo aver incontrato molti di voi, dopo aver avuto tempo per riflettere, non ho cambiato idea.

Mentre MTV era l’incubatore (e per un breve periodo è stato anche l’incubo) delle label che lo utilizzavano per informare o lobotomizzare i telespettatori/gregge, YouTube lascia all’utente la scelta di selezionare la musica da ascoltare.

Significa che sarà molto più difficile farvi notare, perché l’ascoltatore che non vi conosce non sa neanche che esistete, quindi non può trovarvi. Giusto?

Potete farvi trovare grazie al vostro network digitale, ma dovete arrivare a numeri enormi affinchè questo avvenga.

Quindi.
Alessia Cara, avete presente?

Più di 53 mln di visualizzazioni.
Canadese di origini calabresi, Alessia Cara inizia a pubblicare video su YouTube da quando aveva 13 anni; carica cover, molte neanche belle come quelle di Justin Biber, ma la Def Jam la nota e la mette sotto contratto. I° video nel 2009, contratto nel 2015. Non è immediato.

Su Vine la stessa cosa è successa a Shawn Mendes, adesso sotto la Island Records, per la quale è diventato il più giovane artista a debuttare nella Top25 di Billboard.

Per arrivare al nostro Damien McFly (Damiano Ferrari) che con la sua versione di “Hey Brother” di Avicii ha totalizzato 665.000 views e un tour negli Stati Uniti ed Europa.

Ma come possono aiutarvi?

1. Le cover possono aiutarvi a farvi trovare dai motori di ricerca.
Ma quanti motori di ricerca esistono? Uno: Google. Che nel 2006 ha acquistato YouTube per 1.65 milioni di dollari. Se siamo ‘gestiti’ dalla googlenomics, allora dobbiamo sfruttare la googlenomics per farci trovare.
Dovete però essere sinceri. Se fate dub-metal-core-industrial non potete fare la cover di Adele così da farvi trovare da milioni di persone. Cercate di realizzare brani che possano far crescere il vostro pubblico, non far fuggire ragazzine al primo smalto.

2. Le cover possono aiutarvi nel mantenere attivo un canale.
E indubbio che i vostri brani originali siano le cose alle quali più tenete. Ed è buona cosa mantenere un rapporto con il proprio pubblico, soprattutto pubblicando regolarmente nuovo materiale. Ma scrivere brani nuovi ogni settimana non è poi così facile. Le cover vi permettono di ‘prendere tempo’, soprattutto se scegliete quelle in linea con il vostro pubblico, e di aumentare la fanbase e i subscriber.

3. Le cover possono aiutarvi a spiegare chi siete.
Se cercate la popolarità, dovete pensare che parte del vostro pubblicò non sarà appassionato ed esperto, ma costituito da semplici ascoltatori. L’ascoltatore spesso non sa descrivere le proprie emozioni, i motivi per i quali si innamora di una musica o di un artista. Siete voi a doverlo sapere: che musica faccio? Quali corde vado a toccare? Che colori esprimo? E le emozioni? Le sensazioni? Conoscendo la vostra musica in maniera profonda sarete in grado di scegliere le migliori cover e realizzarle, modificarle, sconvolgerle nel modo che più preferite, ma sempre riuscendo a far arrivare voi stessi.
Come ad esempio hanno fatto i Clash con “I Fought The Law” (originariamente dei Crickets)


 

FAQ (U)
Perché solo su YouTube e non su Facebook?
Perché l’attenzione sui video di FB è di circa 2/2,5 secondi. E perché i talent scout non passano molto tempo sulla piattaforma di Zuckerberg.

Davvero devo stare solo su YouTube?
No, in realtà ci sono alternative quali Instagram, Vine e Twitter che da poco permette l’upload di 30 secondi di video. Ma la versione lunga va su YT, no way.

Ma devo avere una licenza specifica per fare le cover?
YouTube ha pensato anche a questo. Nel momento in cui carichi la tua versione di “Simili” di Laura Pausini (non vedevi l’ora ammettilo), YT inizia a scansire il tuo brano alla ricerca delle fingerprints digitali, che in questo caso corrisponderanno a “Simili”. A quel punto l’algoritmo invia una mail alla Pausini, o a chi ne detiene i diritti, chiedendo: “Vuoi che togliamo questa cover dalla nostra piattaforma oppure preferisci monetizzarla?”. Se non vengono prese decisioni estreme, il vostro brano sarà online.

Ma Instagram, Twitter e Vine non hanno le digital fingerprints!
E’ vero. Ma rimanendo in un ambito di 15 e 30 secondi possiamo appellarci al “de minimis”, al “fair use”, al “troppo breve per infrangere il copyright”, all’azione “trasformativa” nel caso si utilizzi, modificandola, parte di un’opera. Ma queste sono piattaforme prevalentemente americane dove vige il copyright, non il diritto d’autore. E sono due cose differenti.

In cosa il diritto d’autore è diverso dal copyright statunitense?
Da CreativeCommons.it: “A rigor di termini il copyright in Italia non esiste. In Italia esiste il diritto d’autore, il quale comprende sia i diritti di utilizzazione economica dell’opera (diritti patrimoniali dell’autore) sia i diritti morali (diritti personali dell’autore). I diritti morali non sono stati ratificati dagli Stati Uniti”.

Devo utilizzare le liberatore anche su YouTube?
Certo. Le liberatorie sono necessarie anche in caso si realizzi un video casalingo e devono essere associate a qualunque persona o luogo ripreso nel video. La liberatoria sancisce il diritto all’artista o all’etichetta ad utilizzare le immagini nelle quali appare quella persona. Se decidete di girare il video in un locale, dovete far sì che tutti i presenti abbiano accettato la liberatoria, potete attaccare (ben visibile) un cartello che informa delle riprese. Nel caso qualcuno del pubblico abbia un ruolo di spicco o salga sul palco, deve firmare una liberatoria specifica. Per i luoghi pubblici o locali è fondamentale sapere se quel luogo è protagonista delle riprese oppure è soltanto ‘accidentale’.

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